17/07/10

VII Rapporto CNEL sugli indici di integrazione degli immigrati

Martedì 13 luglio, presso la sede del CNEL è stato presentato il VII Rapporto, che misura le condizioni più o meno favorevoli per lo sviluppo e per il buon esito dei processi di integrazione. Il titolo del rapporto è “Il potenziale di integrazione nei territori italiani. Analisi dell’occupazione e della criminalità per collettività”, curato dall’Organismo nazionale di Coordinamento per le politiche del settore, attivo presso il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro). La ricerca ha messo a disposizione di politici e amministratori il quadro complesso della realtà immigratoria italiana, evidenziando implicitamente criticità e tendenze. Si basa su alcuni indicatori  di inserimento sociale (dispersione scolastica, accesso al mercato immobiliare, alla cittadinanza, criminalità) e di inserimento occupazionale (capacità di assorbimento di lavoratori stranieri da parte del mercato, reddito da lavoro, ecc.). Lo studio quest’anno ha presentato anche delle analisi sulle collettività nazionali più numerose.
Il Rapporto – analizzando le denunce a carico degli stranieri – ha infine cancellato definitivamente l’equazione che lega l’aumento dell’immigrazione a quello proporzionale della criminalità.

celestini, ulisse e i clandestini

16/07/10

Africa - Italia: scenari migratori



Scheda riassuntiva
Presentazione


Questo volume, realizzato da oltre 60 autori e pubblicato con il contributo del Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di Paesi Terzi, ha alla base il viaggio organizzato dal Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes a Capo Verde (febbraio 2010) per studiare le molteplici problematiche del continente africano e approfondire i flussi migratori con l’Italia insieme ai rappresentanti di organizzazioni sociali e di ricerca, italiani e africani.

Caritas e Migrantes, nella loro introduzione al volume, invitano ad adoperarsi affinché la mobilità degli africani “non si trasformi in occasione di sfruttamento anziché di promozione umana” e questo è il motivo ispiratore dell’iniziativa.

piano d'azione UE per minori stranieri non accompagnati

Il Piano d'azione 2010 - 2014 per i minori stranieri non accompagnati 
Lla Commissione europea ha varato il Piano d’Azione 2010-2014 sui minori non accompagnati, teso allo sviluppo di politiche e strumenti adeguati per garantire in tutti i Paesi membri la protezione dei minori e l’individuazione di soluzioni durature in tempi brevi.


“Il ruolo dell'Italia nell’inserimento del tema dei minori stranieri non accompagnati fra le priorità nel Programma di Stoccolma e quindi sulla emanazione del Piano d’Azione – ha affermato Diane Schmitt, capo unità Immigrazione e integrazione della Direzione generale libertà, sicurezza e giustizia della Commissione europea – è stato determinante. Le sfide aperte sono molte, contiamo che il Piano d’azione, nella sua fase di implementazione concreta, possa contribuire a dare alcune risposte in una cornice europea. Cruciale anche la questione della cooperazione con i Paesi di origine in un’ottica di prevenzione delle migrazioni precoci, che sicuramente rappresentano una sconfitta per tutti”.

http://www.minori.it/

International Migration Outlook 2010



Le migrazioni internazionali in altalena a causa della crisi economica: brusca diminuzione dei flussi degli ultimi due anni, ci si aspetta ora un vigoroso aumento con la ripresa.

È quanto emerge dal rapporto sulle previsioni per il 2010 dell’immigrazione internazionale (International Migration Outlook 2010) realizzato dall’Ocse .

“È importante ricordare – ha commentato il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria – che gli immigrati contribuiscono in modo importante all’economia nazionale specialmente quando i tempi sono buoni. Le attuali difficoltà economiche non cambieranno le tendenze demografiche a lungo termine e non dovrebbero essere usate come una scusa per limitare eccessivamente l’immigrazione. È importante che le politiche per l’immigrazione abbiano delle prospettive a lungo termine”.

L’immigrazione regolare di tipo permanente degli stranieri nei Paesi Ocse (circa 4,4 milioni) è calata del 6% nel 2008, il primo declino dopo cinque anni di crescita media in ragione dell’11%. Una diminuzione concentrata però in un numero limitato di Paesi e che non ha riguardato tutti gli Stati membri e dovuta in parte ai flussi straordinariamente alti verificatisi nel 2007. Cionondimeno, il declino dei flussi è continuato nel corso del 2009 con l’immigrazione diminuita nella maggior parte dei Paesi Ocse conseguentemente alla crisi economica.

Il calo – spiega l’Ocse – riflette una diminuzione della domanda di lavoro nei Paesi Ocse che ha colpito in particolare i giovani e gli immigrati. Il rapporto rileva che i governi dei Paesi Ocse dovrebbero quindi fare ogni sforzo per assistere gli immigrati che hanno perso il lavoro, garantendo loro gli stessi diritti dei disoccupati locali sia fornendo supporto per cercare lavoro sia aiutandoli con corsi di lingua per aiutarli ad integrarsi. Secondo l’Ocse, senza un aumento degli attuali tassi di immigrazione, la popolazione in età lavorativa nei Paesi Ocse crescerà solo del 1,9% nei prossimi 10 anni rispetto a un incremento dell’8,6% tra il 2000 e il 2010.

14/07/10

immigrazione e criminalità

Più immigrati più crimine? dipende 

di Francesco Fasani 29.06.2010


I risultati di una indagine sul Regno Unito mostrano che la presenza di immigrati non necessariamente si trasforma in un aumento dei tassi di criminalità. Anzi. Se agli stranieri viene lasciata la libertà di entrare e uscire dal paese ospitante, lavorare in regola e scegliere i mercati del lavoro locali in cui inserirsi, non si registrano effetti negativi dal punto di vista della criminalità. Quando la politica migratoria preclude loro queste possibilità, possono finire per scegliere attività criminose per far fronte alle necessità di sostentamento.

Il rapporto tra immigrazione e criminalità è uno dei temi caldi e ricorrenti del dibattito politico italiano. L’evidenza empirica di cui disponiamo per il caso italiano non conferma l’esistenza di una chiara relazione causale tra presenza di immigrati nell’area e tassi di criminalità. (1) Eppure, per molti politici e commentatori la relazione è scontata. (2).

13/07/10

le vittime straniere della crisi italiana

le vittime straniere della crisi italiana

di Andrea Stuppini
lavoce.info  11.06.2010
 
Vanno letti con attenzione i dati Istat sulle forze lavoro relativi al 2009. Segnalano un aumento degli immigrati occupati nel nostro paese, dovuto presumibilmente al processo di regolarizzazione avviato a fine 2008. Indicano però anche un incremento dei disoccupati stranieri. Hanno solo sei mesi per trovare un nuovo lavoro. Scaduto il termine è probabile che molti decidano di tornare nel paese di origine. Quale sarà allora il destino dei contributi previdenziali versati? Rimarranno per lo più in Italia, nelle casse dell'Inps.
Come era prevedibile, la crisi economica fa sentire i suoi effetti negativi anche sull’occupazione dei lavoratori stranieri nel nostro paese.

I DATI ISTAT SULLE FORZE LAVORO
I dati della rilevazione delle forze lavoro Istat relativi al 2009 vanno letti con attenzione.
Segnalano un aumento degli occupati stranieri, passati da 1.750.000 nel 2008 a 1.898.000 nel 2009: l'incremento di 150mila unità è dovuto probabilmente al processo di regolarizzazione avvenuto nel dicembre 2008, che prevedeva appunto 150mila nuovi ingressi, con contratto di lavoro sottoscritto presumibilmente nel corso del 2009.

12/07/10

la politica dell'immigrazione di Barak

Barack Obama


La questione migratoria è da sempre, negli Stati Uniti, argomento di aperto dibattito. All’inizio del secolo scorso, quando si pose il problema di limitare l’immigrazione europea, particolarmente quella meridionale e orientale; alla fine del New Deal, quando la mobilitazione bellica rese necessaria l’immigrazione di braccianti messicani; negli anni ’80, quando venne decretata l’unica grande sanatoria che regolarizzò la posizione di 3 milioni di immigrati. E nel decennio che ora si chiude, caratterizzato dai frustrati tentativi di risolvere la situazione di milioni di irregolari – prevalentemente latino-americani – fortemente radicati nel paese, ma con incerti diritti e a rischio di deportazione. A un anno e mezzo dal suo insediamento, varata la riforma sanitaria, Obama sembra deciso ad affrontare l’irrisolto problema. Il discorso del 1 luglio scorso all’American University di Washington è forse un primo decisivo passo. Ne presentiamo i passaggi più importanti.

11/07/10

migranti & briganti


Giunto alla sua XVI edizione torna a Livorno/Cecina Mare il Meeting Internazionale Antirazzista organizzato dall’ARCI con il titolo “Impari, non uguale inferiore”


Galleria di vignette

USA: la dolorosa riforma dell'immigrazione

Massimo Livi Bacci* (neodemos.it )

Un esercito di irregolari
Sono più di 20 anni - era il 1986 - da quando una legge concesse, negli Stati Uniti, una regolarizzazione di massa a quasi 3 milioni di immigrati irregolari. Oggi il Bureau of the Census e altri centri di ricerca concordano nell’indicare in 12 milioni il numero degli immigrati irregolari nel paese, di cui un quinto nella sola California, che corrispondono al 4 per cento circa della popolazione totale. L'occupazione irregolare, stimata in 7,2 milioni, rappresenta circa un ventesimo del totale; ma la quota sale a un ottavo nell’industria alimentare, a un settimo nell’industria delle costruzioni, a un sesto nei servizi e pulizie per gli uffici, e addirittura a un quarto in agricoltura. Se avessimo un uguale proporzione di irregolari in Italia, ne conteremmo 2 milioni e mezzo, contro i meno di 500 mila attualmente stimati.
Sulla formazione di questo enorme stock di irregolari in America pesano vari fattori: geografici, giuridici, sociali, economici. In primo luogo, un lungo e poroso confine col Messico che, nonostante le barriere e i fili spinati, non è difficile da penetrare. In secondo luogo, la tolleranza tradizionale circa l’identificazione delle persone: benché molti stati cerchino di tirare il freno, un irregolare può conseguire la patente di guida, iscrivere i figli a scuola, ottenere una camera d’albergo o di motel, affittare una casa senza che l’identità della persona venga scrutinata. In terzo luogo, un’altissima mobilità interna – di varie volte superiore a quella europea – e l’ampiezza del paese rendono agevole mimetizzarsi nelle pieghe della società americana. Infine, i controlli nel mondo del lavoro sono assai meno stringenti e molto più rari di quanto non accada nelle società europee.

10/07/10

accordo sui profughi eritrei in Libia

E' stato raggiunto l' "accordo di liberazione e residenza in cambio di lavoro" per i circa 250 rifugiati eritrei rinchiusi nel carcere libico di Brak nei pressi di Seba, nel sud della Libia. Lo ha dichiarato il ministro della Pubblica Sicurezza libico, Younis Al Obeidi. Tale accordo, firmato con il ministero del Lavoro libico, consentirà agli eritrei rinchiusi a Brak, di uscire in cambio di "lavoro socialmente utile in diverse shabie (comuni) della Libia". Per il ministro dell'Interno Roberto Maroni non è dimostrato che alcuni degli eritrei siano stati respinti dall'Italia verso Libia.

09/07/10

sentenze della Corte Costituzionale

 

dal blog di Sergio Briguglio

Cari amici,
alla pagina
http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2010/luglio/index.html
troverete alcune sentenze di rilievo della Corte Costituzionale.Nella prima di queste (n. 249/2010) viene dichiarata l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 61, n. 11-bis c.p. (l'aggravante costituita
dalla condizione di soggiorno illegale dello straniero).
Conseguentemente decadono anche l'art. 1, co. 1 L. 94/2009 e l'art.
656, co. 9, lettera a) c.p.p., limitatamente alle parole "e per i
delitti in cui ricorre l'aggravante di cui all'art. 61, primo comma,
numero 11-bis), del medesimo codice,".