Egitto in rivolta: il risveglio del gigante
di Marco Hamam - Limes
La storica rivoluzione giovanile egiziana che nasce su Facebook. Il regalo di compleanno al rais Mubarak. Da nord a sud, da est a ovest. Il caso di Suez. E ora? Chi si metterà a capo della rivolta?
“Heyya fawda!, E’ caos!”. Questo il titolo dell’ultimo lungometraggio del regista egiziano Youssef Chahine che descriveva, nel 2007, lo stato caotico e ingovernabile al quale è giunto l’Egitto la cui vita civile è da decenni ostaggio degli umori degli ufficiali e dei commissariati di polizia.
Un solo slogan, scandito in tre tempi: “Il popolo / vuole / il rovesciamento del regime”. Sono queste le parole che per il terzo giorno consecutivo risuonano, più di ogni altra, in ogni angolo del più importante Paese mediorientale, ago della bilancia degli equilibri nella regione. Forse pizzicati nel loro orgoglio dalle rivolte di questo “piccolo”, relativamente periferico, paese nordafricano, che è la Tunisia - a cui non si può negare il merito di aver aperto una nuova pagina nella storia di questa regione - gli egiziani hanno deciso di sfogare la rabbia repressa e di rompere un silenzio che è durato perlomeno 30 anni, tanti quanti sono gli anni di governo che il presidente Mubarak avrebbe compiuto il 14 ottobre di quest’anno.
Quello che succede ora in Egitto è il regalo di compleanno che il popolo egiziano ha riservato al suo raìs ultraottantenne e malato e a un regime, altrettanto malato, che ha raggiunto livelli indescrivibili di corruzione e di malgoverno. Un regime che ha spaccato il paese tra pochi ricchissimi pescecani, ammanicati con le alte sfere, e un mare di poveri e bisognosi, a cui mancano i più elementari diritti a una vita che possa definirsi decente: né panem né circenses. Nulla di nulla.