31/01/11

decreto flussi 2010: 303.252 domande!


La chiamano da anni la lotteria dei flussi.
Oggi le quote oggi sono state esaurite in una manciata di secondi: un motivo ci sarà...

Concedendoci, per una volta, un pizzico di pathos: la vita delle persone oggi è dipesa da un giro di lancette (l'invisibilità o l'espulsione per i lavoratori, il rischio di carcere per i datori di lavoro...)


"Sei domande per ogni posto messo in palio dal decreto flussi. E siamo solo all’inizio.
Questo il bilancio provvisorio del primo click day, dedicato ai lavoratori di Paesi che hanno accordi con l’Italia. Gli ingressi autorizzati dal governo sono 52.080, ma dalle 8.00 alle 18.00 di oggi sono state già presentate 303.252 domande di assunzione. Ecco tutti i dati: "

Mansione                            Domande
Lavoro Domestico - Badante 25.638
Lavoro Domestico - Colf     189.284
Lavoro Subordinato               88.330
Totale:                                303.252
quote disponibili                   52.080

Fonte: stranierinitalia.it

Circa centomila nei primi secondi.

Decreto Flussi 2010: 293.000 le domande arrivate al Viminale alle ore 12. Circa centomila nei primi secondi.

Fonte: immigrazioneoggi

Il numero delle richieste è sei volte superiore ai 52.080 ingressi destinati alle nazionalità privilegiate.

Grande soddisfazione negli uffici del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno che fino alle ore 12 di oggi ha ricevuto senza intoppi 293.000 domande, delle quali circa 100.000 nei primissimi secondi.

In prevalenza i datori di lavoro hanno inviato richieste per colf e badanti (208.000); quelle per lavoratori subordinati sono state 85.000. Il maggior numero delle domande proviene dalla provincia di Milano (37.000), seguita da Roma (22.500) e Brescia (18.800).

Dal Bangladesh i lavoratori più richiesti (48.000), seguiti da marocchini (44.000) e indiani (36.000).

la lotteria del click day

30/01/11

via al click day!



La follia del click-day per gli immigrati
di TITO BOERI

Attivate il "mini-client" e cliccate con il vostro "mouse", come spiegato nella "slide" successiva, recitano le istruzioni del ministero. E attenti, aggiungeremmo noi, a non commettere errori nella compilazione della domanda: anche la minima incertezza nel trascrivere un nome o un indirizzo potrebbe costarvi cara.


Non riuscireste a regolarizzare la persona cui affidate la cura dei vostri cari, detta "badante". E voi immigrati con un permesso di soggiorno non potreste permettere ai vostri figli di raggiungervi senza doversi rivolgere ai criminali, quelli che organizzano il traffico degli immigrati clandestini, pagando un "pizzo" elevato e rischiando la loro vita.
Tutto avverrà in poco più di un minuto nei tre click-day a vostra disposizione. Bisognerebbe chiamarli "abdic day", perché sanciscono l'incapacità di governare i flussi migratori, la scelta di abdicare da questa responsabilità. Nel peggiore dei casi si lascia ai professionisti delle pratiche telematiche (le istruzioni sul sito del ministero sono tutt'altro che semplici e infarcite di termini inglesi, ostici per molti datori di lavori domestici) la scelta su chi regolarizzare e chi non. Nel migliore sarà invece un razionamento lasciato interamente al caso.

29/01/11

dalla frontiera italo egiziana

Egitto in rivolta: il risveglio del gigante
di Marco Hamam - Limes

La storica rivoluzione giovanile egiziana che nasce su Facebook. Il regalo di compleanno al rais Mubarak. Da nord a sud, da est a ovest. Il caso di Suez. E ora? Chi si metterà a capo della rivolta?

“Heyya fawda!, E’ caos!”. Questo il titolo dell’ultimo lungometraggio del regista egiziano Youssef Chahine che descriveva, nel 2007, lo stato caotico e ingovernabile al quale è giunto l’Egitto la cui vita civile è da decenni ostaggio degli umori degli ufficiali e dei commissariati di polizia.

Un solo slogan, scandito in tre tempi: “Il popolo / vuole / il rovesciamento del regime”. Sono queste le parole che per il terzo giorno consecutivo risuonano, più di ogni altra, in ogni angolo del più importante Paese mediorientale, ago della bilancia degli equilibri nella regione. Forse pizzicati nel loro orgoglio dalle rivolte di questo “piccolo”, relativamente periferico, paese nordafricano, che è la Tunisia - a cui non si può negare il merito di aver aperto una nuova pagina nella storia di questa regione - gli egiziani hanno deciso di sfogare la rabbia repressa e di rompere un silenzio che è durato perlomeno 30 anni, tanti quanti sono gli anni di governo che il presidente Mubarak avrebbe compiuto il 14 ottobre di quest’anno.

Quello che succede ora in Egitto è il regalo di compleanno che il popolo egiziano ha riservato al suo raìs ultraottantenne e malato e a un regime, altrettanto malato, che ha raggiunto livelli indescrivibili di corruzione e di malgoverno. Un regime che ha spaccato il paese tra pochi ricchissimi pescecani, ammanicati con le alte sfere, e un mare di poveri e bisognosi, a cui mancano i più elementari diritti a una vita che possa definirsi decente: né panem né circenses. Nulla di nulla.

28/01/11

egitto in rivolta

gli ultimi faraoni

Gli ultimi faraoni
di Lucio Caracciolo

Meglio un dittatore amico che il caos. O peggio un democratico nemico. Questa premessa non scritta ma inossidabile orienta da sempre le politiche occidentali verso i regimi postcoloniali in Africa e in Medio Oriente.


Che siano capi di governo o di grandi aziende spesso più influenti dei governi, i leader americani ed europei accuratamente distinguono tra princìpi e prassi. Pur proclamando ideali eterni e universali, li ignorano, qui e ora, in nome della sicurezza nazionale.

Contro il terrorismo e la proliferazione delle armi di distruzione di massa, per la garanzia degli approvvigionamenti energetici, l'importante non è la qualità del regime cui ci si appoggia ma il risultato immediato.

Non pare che i nostri leader abbiano cambiato idea, ma almeno cominciano a dubitare delle verità ricevute. Perché sono i fatti che stanno cambiando. In modo tale, e tanto rapido, da mettere in discussione decenni di doppiezza.

È davvero utile aggrapparsi a regimi che rischiano di essere spazzati via dalla protesta? Abbiamo ancora la possibilità di influenzare gli eventi, o la lunga stasi intellettuale e strategica ci condanna all'impotenza?

il venerdì della collera

Egitto in fiamme
Fonte: corriere.it

L'Egitto è in fiamme e il suo destino è ormai appeso alle scelte che faranno i militari nelle prossime ore. Venerdì è stata la giornata più violenta da quando è esplosa la rivolta lo scorso 25 gennaio: fino a notte scontri di piazza drammatici nelle principali città del paese, dove il coprifuoco annunciato dalle autorità non ha frenato la rabbia della folla. Il bilancio finale è stato di cinque morti e oltre mille feriti. Lo ha annunciato una fonte medica citata dalla tv satellitare «al-Arabiya». Tra le vittime un ragazzo 14enne ucciso a Port Said. La rivolta si è estesa dal Cairo alle altre città del paese. Secondo la Cnn sarebbero almeno quattrocento gli arresti, ma altre fonti parlano di oltre 600. È andata a fuoco anche la sede del Partito Nazionale democratico di Hosni Mubarak. Lo hanno mostrato le immagini in diretta della televisione satellitare Al Jazeera. La compagnia area di bandiera egiziana, EgyptAir, ha annunciato di aver sospeso tutti i suoi voli per le prossime 12 ore mentre l'esercito ha messo in sicurezza il Museo Egizio. Imprenditori e «personalità influenti» vicine al regime egiziano hanno lasciato in nottata il Paese con aerei privati. Lo ha riferito Al Jazeera, citando il suo corrispondente dall'aeroporto del Cairo.

27/01/11

Mubarak sul filo delle ore

Mubarak sul filo delle ore

Forse è già tardi. Hosni Mubarak ha aspettato troppo: all’improvviso la possibilità di passare il potere a suo figlio Gamal sembra essere diventa oggi un miraggio in dissolvenza. Dopo la rivoluzione dei gelsomini in Tunisia, il contagio si è diffuso in Egitto. E la prima vittima potrebbe essere proprio lui, Gamal, il figlio preferito a cui Mubarak da mesi pensava di trasferire meccanicamente il comando: ieri un sito giornalistico ha diffuso la notizia secondo cui sarebbe partito precipitosamente in aereo per Londra, con moglie e figlia. Probabilmente la notizia non è vera, ma è bastata ad accendere l’attenzione sul fatto che l’unica possibilità che il regime egiziano aveva per poter evolvere verso qualcosa di più moderno e meno autoritario potrebbe essere svanita


Nessuno a questo punto della protesta egiziana puo’ ancora fare previsioni su quello che accadrà nei prossimi giorni; molti dicono che questa notte fra martedì e mercoledì sarà decisiva. Se la polizia riuscirà a sgombrare le strade e le piazze, a liberarle da quella che è stata la più grande manifestazione di libera protesta nei 30 anni di regime Mubarak, il corso delle cose potrebbe essere ancora nelle mani del governo egiziano. Altrimenti la piazza, infiltrata e corroborata dai Fratelli Musulmani o dai gruppi di opposizione nati spontaneamente in questi anni su Internet, potrebbe imprimere una svolta imprevedibile alla storia egiziana.



Ieri sera Hillary Clinton è intervenuta rapidamente per sostenere che il governo egiziano “è stabile e sta cercando soluzioni per rispondere alle legittime necessità della popolazione. Sosteniamo il diritto fondamentale alla libertà d’espressione e di associazione e invitiamo tutte le parti ad astenersi dal commettere violenze”. Il Dipartimento di Stato ha avuto il coraggio di esporsi, di abbandonare l’ombra e l’imbarazzo in cui si muovono l’Europa (e l’Italia) in queste ore. Un silenzio dettato dal terrore vero e proprio che soffia in queste ore nei palazzi di chi in Europa sa bene cosa potrebbe significare un Egitto fuori controllo: la possibile deriva del più importante paese arabo verso la guerra civile fra militari e integralisti, qualcosa di riveduto e corretto rispetto agli anni del terrore algerino. Fino a ieri il governo egiziano aveva ancora la possibilità di giocarsi la carta della successione a Gamal; molto presto anche le altre opzioni potrebbero svaporare, lasciando il paese di fronte ad alternative tutte pericolose. Per gli egiziani e per noi.

26/01/11

valigie di cartone ha fatto 13! (lingue)



1. valixhe kartoni: Emigracioni në Itali

2. حقائب الكرتون : الهجرة في إيطاليا

3. 紙板行李箱:移民在意大利

4. קרטון המזוודות: ההגירה באיטליה

5. valises en carton: l'immigration en Italie

6. cardboard suitcases: Immigration in Italy

7. valigie di cartone: immigrazione in Italia

8. tekturowe walizki: Imigracja we Włoszech

9. malas de cartão: A imigração na Itália

10. valize carton: Imigraţia în Italia

11. картонные чемоданы: иммиграция в Италию

12. maletas de cartón: La inmigración en Italia

13. Karton Koffer: Einwanderung in Italien

Egitto in tumulto





http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2011/01/26/scontri_morti_feriti_egitto_proteste_mubarak.html

25/01/11

france terre d'asile

L'année 2011 sera rythmée par de nombreuses manifestations, à Paris et en province, pour célébrer les 40 ans de notre organisation, mais aussi les 60 ans de la Convention de Genève.

Nous espérons vous compter parmi nous!

www.france-terre-asile.org/  (in 31 lingue! ndr)