31/10/12

Immigrati: Riccardi, competenze governo troppo disseminate

«La disseminazione delle competenze sul tema dell'immigrazione fa sì che una cultura nuova nel governo del fenomeno fatichi a vedere la luce, sebbene il discorso pubblico e il suo linguaggio siano cambiati questo e' importantissimo». Lo ha detto il ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione, Andrea Riccardi, nel suo intervento alla presentazione del Dossier statistico sull'immigrazione Caritas-Migrantes 2012.
Fonte: www.cooperazioneintegrazione.gov.it/

«Andrebbe creata un'altra logica nel governo del fenomeno immigrazione - ha proseguito Riccardi sottolineando che - lavorare su alcuni obiettivi è una fatica perchè in Italia ci sono troppe frammentazioni, mentre servirebbe una cultura dell'insieme».
«Al di la delle cifre - ha proseguito il ministro - il punto è che assistiamo a una stabilizzazione del fenomeno migratorio. Si è chiusa la stagione degli arrivi e si è aperta la stagione di una presenza più stabile, di chi pensa il proprio futuro stabilmente in Italia. Cala dunque il sipario su chi vedeva l'immigrazione come un'invasione barbarica, la realtà è ormai un fenomeno più normale e strutturale».
«Desta preoccupazione il fatto che "gli immigrati più attrezzati e inseriti lasciano l'Italia per difetto di integrazione, se ne vanno perchè si sentono trattati da stranieri. Su questo fronte - ha denunciato - in Italia siamo ancora indietro, dobbiamo fare molto ma la via e' quella. Ma se vogliamo fare integrazione occorre una maggiore attenzione alla realtà degli immigrati, che poi sono presenti da tanto nel nostro Paese. Ci vuole un clima civile che favorisca l'integrazione, naturalmente nel rispetto della legge. Senza fare sconti a nessuno ma senza atteggiamenti di diffidenza. Noi abbiamo bisogno di loro e loro hanno bisogno di noi»
Concludendo Riccardi ha sottolineato come le rimesse degli immigrati siano aumentate, e ha rivendicato al Governo «Il merito di aver tolto una sovrattassa alle rimesse, che sono la vera cooperazione che noi facciamo col sud del mondo»

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