Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post

29/10/10

Quando le strade non finiscono a Roma

Mussa Khan by mussakhanQuando le strade non finiscono a Roma: "
Cristiano Corsini /flickr
Tutte le strade, si dice, portano a Roma. Anche quella di Mussa Khan e di migliaia di muhajirin afghani per cui l’Italia è soltanto una tappa della tormentata ricerca di una vita migliore. Qui, tra i cantieri che costeggiano la Stazione Ostiense, si interrompe il racconto di un viaggio che non ha fine
L’autobus 60 percorre rumorosamente il selciato sconnesso, mentre filari di platani oscillano sotto le spinte della brezza serale. Roma è in apparenza la stessa da cui sono partito due mesi fa. Uno dopo l’altro, sfilano oltre i vetri i monumenti della città eterna: le Terme di Diocleziano, Piazza Venezia, il Milite ignoto. Via dei Fori Imperiali va a schiantarsi contro la maestosa mole del Colosseo.

18/10/10

la fine del multiculturalismo


Angela Merkel declares death of German multiculturalism

Chancellor's remarks, which claimed multiculturalism had 'failed utterly', interpreted as a shift rightwards from previous views
    Chancellor Angela Merkel has declared the death of multiculturalism in Germany, saying that it had "failed utterly" , in what has been interpreted as a startling shift from her previous views. The German leader said it had been an illusion to think that Germans and foreign workers could "live happily side by side".
    "We kidded ourselves for a while that they wouldn't stay, but that's not the reality," she said at a conference of the youth wing of her Christian Democratic Union party at the weekend, referring to the gastarbeiters, or guest workers, who arrived in Germany to fill a labour shortage during the economic boom of the 1960s.
    "Of course the tendency had been to say, 'let's adopt the multicultural concept and live happily side by side, and be happy to be living with each other'. But this concept has failed, and failed utterly," she said, without elaborating on the nature and causes of this failure.
    Merkel's verdict marks a shift in her previously liberal line on immigration which had always put her at odds with the more conservative wing of the party.
    While she stressed in the same speech that immigrants were welcome in Germany and that Islam was a part of the nation's modern-day culture, her remarks positioned her closer to Horst Seehofer, the Bavarian state premier of the Christian Social Union, who last week called for an end to immigration from Turkey and Arab countries.
    They also align her with Thilo Sarrazin, the former Bundesbank member whose book on how the failure of many of Germany's 16 million immigrants to integrate was contributing to Germany's decline led to his dismissal.
    Sharing the same podium as Merkel in Potsdam, Seehofer also said "multiculturalism is dead" and that both the rightwing parties were committed to a "dominant German culture". If Germany did not revise its immigration policies, he said, it was in danger of becoming "the world's welfare office".
    Seehofer insisted his statement was "an attempt to stop rightwing lunatics" but Jürgen Trittin, for the Greens, called the comments "shabby" and in danger of "lending social acceptability to views similar to those of rightwing extremists". There is a labour shortage in Germany. The chamber of industry and commerce has said Germany is short of 400,000 skilled workers and the gap costs €25bn a year, equivalent to 1% of growth annually.
    While industrialists have called on the government to remove obstacles stopping more skilled workers entering Germany, citing lengthy bureaucratic procedures as well as unrealistic thresholds, others say that long-term unemployed German workers should be given more of a chance first. Merkel insisted in her speech that immigrant workers should not be considered "until we have done all we can to help our own people to become qualified and give them a chance".
    The issue has caused tension within Merkel's year-old coalition with the pro-business Free Democrats.
    Labour minister Ursula von der Leyen, a member of Merkel's party, has said it was an illusion to believe people were queueing up to enter Germany.
    "For several years more people have been leaving our country than entering it," she said in an interview. "Wherever it is possible, we must lower the entry hurdles for those who bring the country forward."
    Merkel faces pressure to take a tougher line on immigration, particularly on so-called "integrationsverweigerer" or those immigrants who show a lack of willingness to adapt to the majority culture, by, for example, refusing to attend German language classes.
    While trying to embrace both sides of the debate, including repeatedly calling on Germans to accept that foreigners are a part of their country, Merkel cannot have ignored the popular response with which Sarrazin's book was received, nor the repeated polls in which Germans have indicated a growing intolerance towards immigrants which observers say is linked to fears about economic stability, even though the economy is showing strong signs of recovery.
    Last week a study by the Friedrich Ebert foundation found more than 30% of people questioned agreed that Germany was "overrun by foreigners", while a similar number said they believed that some immigrants had only come to Germany to take advantage of its social welfare, and therefore "should be sent home when jobs are scarce".
    Chancellor Angela Merkel says multiculturalism in Germany has 'failed utterly'. She tells a conference of the youth wing of her Christian Democratic Union party that Germans and foreign workers could not 'live happily side by side' Link to this video

    05/02/10

    la lettera



    quando si dice la finzione cinematografica

    29/11/09

    rete scuole migranti



    Preziosissimo sito curato dall'ampia rete di associazioni e scuole che a Roma offrono servizi di formazione, per lo più gratuiti, per gli stranieri.

    Corsi, iniziative, lingua italiana (L2), opportunità, COL, EDA.

    (date un'occhiata alle statistiche, tanto per capire chi è che in Italia promuove i servizi).

    18/11/09

    white christmas




    A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale.

    L'amministrazione di destra - sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl - ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l'operazione "White Christmas", come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.

    Un nome scelto proprio perché l'operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l'ideatore dell'operazione, l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. "Se non dimostrano di averlo fatto - dice il sindaco Franco Claretti - la loro residenza viene revocata d'ufficio".

    L'idea dell'operazione intitolata al Natale nasce dopo l'approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell'Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. "Da noi non c'è criminalità - tiene a precisare Claretti - vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia".

    23/08/09

    ramadam italiano


    ieri la luna era piena: oggi inizia il ramadam, un mese di astinenza e purificazione per un milione e mezzo di musulmani italiani
    lo celebriamo con un video su Treviso, città capofila dei più innovativi modelli di inclusione sociale, al motto di Gentilini "negher dentr!". casa. si esce per lavorare e poi zitti e invisibili.
    (grazie a Gino per la segnalazione e per i richiami post vacanzieri).

    17/05/09

    società multietnica: rispedire al mittente

    articolo di Repubblica sugli incentivi pagati dagli Stati per rimandare a casa gli immigrati disoccupati.
    Accademicametne si chiama mobilità circolare.

    Empiricamente per gli immigrati c'è spazio se e solo se c'è lavoro.
    Moralmente e politicamente la cosa si farebbe ancora più complicata.
    cmq il premier non ha dubbi:
    Berlusconi: «La nostra idea dell'Italia non è multietnica»

    E con la crisi vengono allontanati anche gli immigrati regolari


    In tutto il mondo i governi incentivano l'uscita di lavoratori regolari
    L'obiettivo è evitare di ingrossare le fila dei disoccupati nazionali


    Da Praga a Madrid, da Londra a Tokio, la crisi economica sta portando diversi governi ad allontanare i lavoratori migranti che potrebbero ingrossare le fila dei disoccupati nazionali. Tra incentivi, progetti di rimpatri volontari e riduzione dei flussi, si ripetono e si moltiplicano le storie degli immigrati spinti a tornare a casa, o comunque a lasciare il paese, dopo anni di lavoro e di vita nei paesi più ricchi.

    Vietnamiti nella Repubblica Ceca. L'ultimo governo europeo che ha deciso di adottare questa politica è quello ceco, stanziando circa quattro milioni di euro per favorire il rientro dei migranti, ovviamente con l'impegno a non tornare indietro. Ogni immigrato regolare può chiedere 500 euro insieme al rimborso del biglietto aereo e a 250 euro se ha un figlio con meno di 15 anni. Da febbraio sono partite circa 1500 persone. Si tratta per lo più di asiatici che si erano trasferiti nel pieno del boom edilizio e industriale, tanto da far raddoppiare negli ultimi cinque anni la quota di immigrati regolarmente occupati nella Repubblica Ceca. "Prenderò questi soldi anche se non basteranno certo a ripagare il debito di 11mila dollari che ho dovuto fare per venire in Europa", dice Trin Van Pham, metalmeccanico vietnamita alla Skoda, prossimo al licenziamento.

    Romeni in Spagna. Anche il governo Zapatero nei mesi scorsi ha lanciato un programma per favorire i rientri. Chi si allontana dalla Spagna per almeno tre anni riceve sussidi di disoccupazione fino a sei mesi e finora hanno già aderito in quattromila. La misura riguarda soprattutto i 70 mila disoccupati romeni, per i quali, tuttavia, è stato raggiunto un accordo bilaterale con Bucarest. Secondo il ministro del lavoro romeno Marian Sarbu, "non ci sarà un rientro in massa, ma nel paese manca ancora manodopera e il governo è pronto a organizzare corsi di formazione per ricollocare circa 100 mila lavoratori".

    Londra, incentivi agli inglesi. L'impatto della crisi sul lavoro migrante si fa sentire anche in Gran Bretagna, dove quest'anno saranno ridotti da 800 mila a 530 mila gli ingressi dei non comunitari, anche se specializzati. I tagli riguarderanno l'edilizia, circa 100 mila, e in larga parte il sociale, come l'assistenza ad anziani. Il governo sta investendo nella formazione di giovani britannici e sta offrendo incentivi affinché non vadano in pensione badanti e infermieri nazionali.


    Brasiliani in Giappone. Dall'altra parte del mondo, in Giappone, fa discutere la storia dei cosiddetti nikkei-brasilians. Sono i figli e i nipoti dei giapponesi che nel secolo scorso emigrarono nelle piantagioni di caffè in America Latina, in particolare in Brasile e in Peru. Negli anni '90, il boom industriale ha spinto il governo a richiamare i figli di quegli emigranti, facilitandoli nel ritorno. Oggi sono circa 366 mila i nipponici-brasiliani e peruviani che vivono in Giappone e rappresentano la maggiore comunità di operai stranieri nel paese. Il calo della produzione ha portato alla chiusura di molte fabbriche, anche nella zona centrale di Hamamatsu, dove si concentra la gran parte dei nikkei-brasilians. Pertanto, anche in questo caso, i primi a essere allontanati sono loro, perché non nazionali, non del tutto. L'incentivo è di tremila dollari, con l'obbligo di non tornare e senza alcun termine. "C'è una reazione emotiva di fronte alla crisi e i politici assecondano le paure della gente", commenta Taro Kono, deputato liberaldemocratico. I progressisti insistono affinché si trovino altre soluzioni, visto che il Giappone vive le stesse dinamiche demografiche della società europea, cioè la bassa natalità e il continuo invecchiamento della popolazione.

    La portata globale della crisi attuale, insieme all'intensificarsi della mobilità del lavoro negli ultimi anni, preoccupa le organizzazioni che difendono i diritti umani. "I migranti, soprattutto le donne e gli irregolari, sono i più vulnerabili, i più esposti ad abusi e discriminazioni durante la recessione economica", ha detto Juan Somavia, direttore dell'Organizzazione internazionale del lavoro, Ilo, ricordando che oggi sono circa 200 milioni i lavoratori in movimento, da un continente all'altro.
    Secondo gli esperti di immigrazione non si può risolvere il problema in modo unilaterale, senza regole né accordi che regolino i flussi in ingresso, in uscita e di ritorno. Non si possono solo chiudere le frontiere nazionali e rispedire gli immigrati nei paesi più poveri, ai quali, tra l'altro, si stanno tagliando i fondi per lo sviluppo. In continenti come quello africano, ad esempio, la povertà crescente, insieme alla crisi alimentare e sanitaria sta già inasprendo i conflitti sociali con la conseguente repressione dei regimi autoritari. Il risultato è che sempre più giovani saranno costretti a scappare e a cercare non più solamente il lavoro, ma anche protezione.
    www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/immigrati-7/crisi-esplusioni/crisi-esplusioni.html


    04/11/08

    emmanuel negro

    Il frutto avvelenato della tolleranza zero
    Curzio Maltese
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/01/il-frutto-avvelenato-della-tolleranza-zero.html

    A Parma, nella civile Parma, la polizia municipale ha massacrato di botte un giovane ghanese, Emmanuel Bonsu Foster, e ha scritto sulla sua pratica la spiegazione: "negro".


    Davano la caccia agli spacciatori e hanno trovato Emmanuel, che non è uno spacciatore, è uno studente. Anzi è uno studente che gli spacciatori li combatte. Stava cominciando a lavorare come volontario in un centro di recupero dei tossici. Ma è bastato che avesse la pelle nera per scatenare il sadismo dei vigili, calci, pugni, sputi al "negro". Parma è la stessa città dove qualche settimana fa era stata maltrattata, rinchiusa e fotografata come un animale una prostituta africana.

    L' ultimo caso di inedito razzismo all' italiana pone due questioni, una limitata e urgente, l' altra più generale. La prima è che non si possono dare troppi poteri ai sindaci. Il decreto Maroni è stato in questo senso una vera sciagura. La classe politica nazionale italiana è mediocre, ma spesso il ceto politico locale è, se possibile, ancora peggio. Delegare ai sindaci una parte di poteri, ha significato in questi mesi assistere a un delirio di norme incivili, al grido di "tolleranza zero". In provincia come nelle metropoli, nella Treviso o nella Verona degli sceriffi leghisti, come nella Roma di Alemanno e nella Milano della Moratti. A Parma il sindaco Pietro Vignali, una vittima della cattiva televisione, ha firmato ordinanze contro chiunque, prostitute e clienti, accattoni e fumatori (all' aperto!), ragazzi colpevoli di festeggiare per strada. Si è insomma segnalato, nel suo piccolo, nel grande sport nazionale: la caccia al povero cristo.

    Sarà il caso di ricordare a questi sceriffi che nella classifica dei problemi delle città italiane la sicurezza legata all' immigrazione non figura neppure nei primi dieci posti. I problemi delle metropoli italiane, confrontate al resto d' Europa, sono l' inquinamento, gli abusi edilizi, le buche nelle strade, la pessima qualità dei servizi, il conseguente e drammatico crollo di presenze turistiche eccetera eccetera. Oltre naturalmente alla penetrazione dell' economia mafiosa, da Palermo ad Aosta, passando per l' Emilia. I sindaci incompetenti non sanno offrire risposte e quindi si concentrano sui "negri". Nella speranza, purtroppo fondata, di raccogliere con meno fatica più consensi. Di questo passo, creeranno loro stessi l' emergenza che fingono di voler risolvere.

    Provocazioni e violenze continue non possono che evocare una reazione altrettanto intollerante da parte delle comunità di migranti. Al funerale di Abdoul, il ragazzo ucciso a Cernusco sul Naviglio non c' erano italiani per testimoniare solidarietà. A parte un grande artista di teatro, Pippo Del Bono, che ha filmato la rabbia plumbea di amici e parenti. La guerra agli immigrati è una delle tante guerre tragiche e idiote che non avremmo voluto. Ma una volta dichiarata, bisogna aspettarsi una reazione del "nemico".

    L' altra questione è più generale, è il clima culturale in cui sta scivolando il Paese, senza quasi accorgersene. Nel momento stesso in cui si riscrive la storia delle leggi razziali, nell' urgenza di rivalutare il fascismo, si testimonia quanto il razzismo sia una malapianta nostrana. L' Italia è l' unica nazione civile in cui nei titoli di giornali si usa ancora specificare la provenienza soltanto per i delinquenti stranieri: rapinatore slavo, spacciatore marocchino, violentatore rumeno. Poiché oltre il novanta per cento degli stupri, per fare un esempio, sono compiuti da italiani, diventa difficile credere a una forzatura dovuta all' emergenza. L' altra sera, da Vespa, tutti gli ospiti italiani cercavano di convincere il testimone del delitto di Perugia che "nessuno ce l' aveva con lui perché era negro". Negro? Si può ascoltare questo termine per tutta la sera da una tv pubblica occidentale?

    Non lo eravamo e stiamo diventando un paese razzista. Così almeno gli italiani vengono ormai percepiti all' estero. Forse non è vero. Forse la caccia allo straniero è soltanto un effetto collaterale dell' immensa paura che gli italiani povano da vent' anni davanti al fenomeno della globalizzazione. La paura e, perché no?, la vergogna si sentirsi inadeguati di fronte ai grandi cambiamenti, che si traduce nel più facile e abietto dei sentimenti, l' odio per il diverso. La nostalgia ridicola di un passato dove eravamo tutti italiani e potevamo quindi odiarci fra di noi. In questo clima culturale miserabile perfino un sindaco di provincia o un vigile di periferia si sentono depositari di un potere di vita o di morte su un "negro".

    23/09/08

    La mattanza di S.Gennaro

    Una storia da incastonare nella memoria e in ogni discorso ogni volta che si parli di immigrazione, di minacce vere alla sicurezza, di negri, di italiani -tutti-brava gente.

    il valore di quelle vite
    C'è, tra i Casalesi, una banda di latitanti. Non più di sei o sette. In armi e cocainomani persi. C' è un boss (Francesco Bidognetti) che, in galera, potrebbe presto saltare il fosso e "cantare". «Pentito». Le sue incertezze gli fanno cadere la corona dal capo. Il territorio appare libero da ogni influenza (il boss l' ha perduta con i suoi tentennamenti) e i latitanti vogliono prenderselo per loro fin negli angoli, spremerlo fino all' ultimo euro. Dalla primavera, gli assassini vanno in giro sparando e ammazzando e distruggendo per far sapere chi comanda, ora. In quattro mesi, hanno ucciso il padre di un «pentito»; ammazzato un imprenditore che si era rifiutato di pagare il pizzo (Domenico Noviello) e un altro che si preparava a testimoniare (Michele Orsi); hanno devastato con il fuoco la fabbrica di un terzo restio a piegarsi; hanno mancato per un pelo la nipote della compagna del «pentito» (Anna Carrino). Nelle ultime due settimane, non c' è stato in quell' angolo di Italia, lungo la via Domiziana, tra le province di Napoli e Caserta, una fabbrica, un' impresa, una bottega di qualche pregio che non abbia ricevuto la sua dose di raffiche di mitraglietta 7.62.

    Ora, nella notte di San Gennaro, la strage degli africani dinanzi alla sartoria «Ob Ob exotic fashions» di Castelvolturno. Dicono, per punire uno o due spacciatori che non pagavano o che non era stati autorizzati a spacciare. Per gli assassini un nero vale un altro. E per fare un morto, sparando alla cieca 84 bossoli di 9×21 e 7.62, ne hanno lasciato a terra sei, venuti in Italia dal Ghana, dal Togo, dalla Liberia.

    Le vittime innocenti si raccoglievano davanti a quella piccola fabbrica-sartoria, alla fine della giornata di digiuno per il Ramadan, per consumare insieme l' unico pasto. è stata questa la sola colpa. Erano al posto sbagliato con un amico sbagliato. Erano uomini che lavoravano duramente per pochi euro all' ora, pregavano e rispettavano il loro dio, se ne stavano tra di loro. Sono stati condannati dal colore della loro pelle e dalla convinzione della Camorra che i neri sono non-uomini, buoni per essere "cavalli" del traffico di stupefacenti, raccoglitori di pomodori per qualche euro l' ora, operai edili nei cantieri del Nord riforniti dal calcestruzzo dei Casalesi, il loro grande affare alla luce del sole.




    Non è stato sempre così, da quelle parti. Come racconta Roberto Saviano, c' è stato un tempo che la gente della costa domizia «non era crudele con gli africani, non li guardava con nausea. Anzi». C' è stato un tempo che bianchi e neri lavoravano insieme, festeggiavano insieme, in qualche caso si sposavano anche e le ragazze nere erano ben accolte in casa come babysitter. «Col tempo però - ricorda Saviano - i potenti, i veri potenti, hanno diffuso un senso di paura, una diffidenza, una separazione imposta. Se proprio devono esserci contatti che siano minimi, che siano superficiali, che siano momentanei. Poi ognuno per sé ed il danaro solo per loro, i potenti». Il comando dei Casalesi ha precipitato i neri in un mondo a parte di baracche, di stenti, di esclusione, sopraffazione, sfruttamento. E ora anche di morte.


    Una morte così ingiusta e insensata da essere intollerabile anche per chi, emigrato dall' Africa, ha perso ogni speranza di poter essere trattato con la dignità che si deve a un essere umano.


    E' questa intollerabilità che ha provocato le violenze di ieri, quelle ore di devastazioni e rabbia pazza scatenata da un paio di centinaia di uomini, sordi al grido "Basta!" dei loro connazionali. Quel che accade lungo la costa domizia è una vendetta della realtà contro le semplificazioni del format di governo che - come scriveva qualche giorno fa Edmondo Berselli - non descrive nulla della società contemporanea. è la rivincita del mondo reale sul posticcio affresco italiano diffuso da ministri, a quanto pare, popolarissimi. è "cronaca" che liquida in poche ore e per intero la logica, i paradigmi, si può dire l' universo mentale che sostiene, nella nuova stagione, le politiche pubbliche della sicurezza e dell' immigrazione. La realtà ci racconta che il nero - l' altro - non è il nemico: è la vittima innocente. La "cronaca" ci dice, con un' evidenza cruda, quale sia il valore, il niente in cui è tenuta in considerazione la vita di un nero (in un disprezzo moltiplicato nella Campania criminale, dopo il pestaggio mortale di Abdul a Milano). Nel mondo reale di Castelvolturno l' aggressore, il criminale, l' assassino non è l' immigrato ma l' italiano. E un tipo di italiano e di italianità diffusa nel Mezzogiorno, organizzata in Mafia, capace di tenere il potere dello Stato in un cantuccio, di governare il territorio, di succhiarne le risorse pubbliche e private, di decidere della vita e della morte degli altri, di ridurre gli altri, se neri, in uno stato di schiavitù, di non-umanità, dopo aver avvilito a sudditi i cittadini italiani. Nell' arco di una mezza giornata vengono alla luce, nella loro essenzialità, l' inconsistenza e i trucchi, il furbo conformismo di una politica che sa soltanto eccitare e inseguire le paure, gli egoismi e furbizie di italiani confusi e smarriti. Gli italiani vogliono prostitute, ma non vederle sotto casa: il governo le punisce e le nasconde senza curarsi di chi controlla la "tratta delle schiave" e ne incassa gli utili.

    Gli italiani vogliono cocaina, ma non lo spacciatore nella strada accanto: il governo mostra qualche soldato in armi per strada per fare la faccia feroce senza curarsi delle 600 tonnellate l' anno di cocaina che 'ndrangheta e camorra importano in Italia; senza darsi pensiero della grande operazione di marketing lanciata al Nord dalle mafie che vendono ai teenager una bustina di "bianca" per dieci euro. Gli italiani vogliono lavoro a basso costo e in nero, ma non i clandestini. E il governo crea il reato di immigrazione clandestina e il lavoro diventerà ancora più nero e ancora più a basso costo e diffuso e clandestino. E allora perché meravigliarsi se i Casalesi - una banda di assassini, che controlla gli affari di droga e utilizza nelle sue imprese il lavoro nero - possono pensare di fare una strage di neri solo per ammazzarne uno? Quanto vale un nero? Niente. Davvero qualcuno si scandalizzerà oggi se duecento di quei niente hanno gridato per un pomeriggio la loro rabbia? - Giuseppe D'Avanzo
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/20/il-valore-di-quelle-vite.html

    05/07/08

    immigrazione a roma II

    ROMA, 2 luglio 2008 - Istruiti ma pagati poco, meno di mille euro al mese, un decimo è proprietario di casa e paga un mutuo, la maggior parte vive in affitto o è ospite, il 15% vive presso il datore di lavoro.

    E' la fotografia degli immigrati che vivono nella capitale che emerge da un'indagine della Caritas di Roma condotta su un campione di oltre 900 immigrati regolari di 69 nazionalità. L'indagine sugli "immigrati romani" disegna un quadro fatto di persone istruite, laboriose, poco inclini al consumo, non ricche ma autosufficienti, aperte alla solidarietà e sempre più attaccate all'Italia.

    La metà ha ottenuto il permesso di soggiorno solo dopo un provvedimento di regolarizzazione. Spesso lavorano presso le famiglie ma anche in altri settori, dall'edilizia al turismo. Le mansioni umili sono piu' ricorrenti ma aumentano anche gli inserimenti qualificati, come operai specializzati, impiegati, imprenditori, medici, interpreti.

    Dall'indagine risulta che quasi tutti possiedono un telefonino, il televisore (70%) e il computer (40%). L'automobile e' risultato il secondo bene piu' desiderato dopo la casa.

    La sintesi al link:
    www.stranieriinitalia.it/news/sintesi2lug2008.pdf

    04/07/08

    borgate.it


    favelas, bidonvilles, slums..istruttivi i viaggi nella Lixeira di Luanda e a Niteroi.
    Ma è stato ancora più istruttivo scoprire che le borgate romane anni '60 non avevano niente di diverso.
    i contesti, la cornice, col tempo, cambiano. le persone sono ovunque le stesse.
    da allora raccolgo materiale, da pasolini a don sardelli, da de mauro, a ferrarotti, a don isidoro del lungo.


    Al sito dell'Unione borgate, molto materiale d'archivio ed una serie di audiovisivi: http://www.borgate.it/audiovisivi/


    • l'immigrazione a Roma nel secondo dopoguerra

    • la nascita dell'Unione Borgate

    • gli abitanti delle borgate

    • il termine "borgata"

    • le borgate ieri e oggi

    20/01/07

    posti cuscino


    una storia di ordinaria follia: un'inchiesta sugli alloggi per stranieri a roma.
    v. link + video
    www.repubblica.it/2007/01/sezioni/cronaca/dormitorio-pigneto/dormitorio-pigneto/dormitorio-pigneto.html

    02/01/06

    Libertà e ragione

    Libertà e ragione l’unico passaporto

    di Amartya Sen


    Lo scontro delle civiltà più pericoloso è negare le identità altrui deformando la propria. Per ammazzare i Tutsi si diceva alle reclute Hutu di dimenticare la comune origine africana e del Ruanda.
    Le scuole etniche o religiose che praticano l’odio si contrastano con un multiculturalismo fondato sulla libertà e la ragione. Così i bambini del futuro impareranno la comune storia delle civiltà.

    I fatti di violenza e le atrocità di questi ultimissimi anni hanno avviato un periodo non soltanto di conflitti spaventosi, ma anche di notevole confusione. La politica dello scontro globale viene spesso interpretata come corollario delle divisioni religiose o culturali del mondo. C’è la convinzione che la popolazione del pianeta possa essere divisa in categorie.
    Categorie definite secondo un metodo di partizione al di sopra di tutto. Una visione a senso unico è un ottimo sistema per riuscire a non comprendere praticamente nessuno al mondo.
    Nelle nostre vite quotidiane, ci consideriamo membri di svariati gruppi. La stessa persona può essere cittadina britannica, originaria delle Indie Occidentali, d’ascendenza africana, musulmana, vegetariana, socialista, donna, amante del jazz, insegnante e matematica.
    Ciascuna di queste categorie le conferisce un'identità particolare; sta a lei decidere quale importanza relativa attribuire a ciascuna di queste affiliazioni, in ogni particolare contesto. Nella vita le responsabilità della scelta ragionata sono centrali.
    Al contrario, la violenza è alimentata dal senso di priorità che viene data a una pretesa identità. Quando arruolavano gli Hutu per ammazzare i Tutsi, alle reclute potenziali veniva soltanto detto che erano Hutu («odiamo i Tutsi»), e non anche Kigaliani, Ruandesi, Africani ed esseri umani (identità che anche un Tutsi può condividere). Purtroppo, anche parecchi tentativi organizzati per fermare la violenza e il terrorismo hanno il difetto di una visione a senso unico. I tentativi di politicizzare l’Islam non sono venuti solo dai reclutatori di terroristi, maanche da quegli oppositori secondo cui l’identità islamica è l'unica identità di una persona musulmana. Questo ha davvero ingigantito il potere e la voce delle guide religiose, talvolta a spese della società civile.
    I problemi globali hanno un effetto rilevante sulla politica interna della Gran Bretagna. Per molti versi, la Gran Bretagna ha avuto grandissimo successo nell’integrare persone di origini e retroterra differenti in confronto a certi altri Paesi europei. Le radici dell’integrazione possono essere trovate nei vari impegni per sostenere le opportunità e le libertà di tutti i residenti legali, immigrati come nativi. Il contributo forse più significativo, la cui importanza spesso non è sufficientemente riconosciuta, viene dalla concessione piena e immediata del diritto di voto a tutti i residenti britannici del Commonwealth, che costituiscono la maggior parte dell’immigrazione non-europea. Questa conquista è stata rafforzata da un trattamento largamente non discriminatorio nella sanità, nell’istruzione e nella sicurezza sociale: tutto ciò ha contribuito ad integrare piuttosto che a dividere.
    Fin qui, tutto bene. Ma anche la Gran Bretagna è sempre più minacciata dal pericolo di una visione a senso unico, in particolare per quanto riguarda le religioni e le comunità. Una visione che sta guadagnando terreno anche nella politica ufficiale. Non si tratta di stabilire se il multiculturalismo sia andato «troppo oltre». Il punto è quale direzione debba prendere. Se cioè debba garantire alle persone la libertà di una scelta culturale invece di insistere sulla salvaguardia di un’identità definita dalla comunità religiosa di provenienza, ignorando tutte le altre priorità e affiliazioni.
    L’attuale politica statale di promozione attiva delle nuove «scuole della fede» per bambini musulmani, hindu, sikh e anche cristiani non è problematica solo dal punto di vista educativo; incoraggia una percezione frammentata delle aspirazioni di vita dei nuovi cittadini inglesi. Molte tra queste nuove istituzioni sono state create proprio nel momento in cui l’importanza attribuita alla religione era diventata una delle principali fonti di violenza nel mondo. Si ripercorre una strada conosciuta dalla Gran Bretagna con la divisione tra Cattolici e Protestanti nell’Irlanda del Nord che fu causata anche da una scolarità segmentata.
    Fa certamente bene il premier Tony Blair a notare che «in queste scuole c’è un senso fortissimo dell’etica e dei valori». Ma l’istruzione non consiste soltanto nel tenere i bambini, anche quelli molto piccoli, immersi in un’etica vecchia, ereditata. Consiste anche nell’aiutarli a sviluppare la capacità di ragionare sulle decisioni che dovranno prendere da adulti. Uno scopo ben più importante del raggiungimento di qualche parità stereotipata rispetto ai britannici.
    Le azioni della gente sono influenzate da molte affiliazioni, non solo da quella religiosa. Per esempio, la separazione del Bangladesh dal Pakistan era collegata alla fedeltà manifestata alla lingua e alla letteratura bengalesi, assieme ad altre priorità laiche condivise da tutti gli schieramenti politici del Pakistan prima che il Paese fosse diviso. I musulmani del Bangladesh che vivono in Gran Bretagna o in qualsiasi altro posto possono benissimo essere orgogliosi della loro fede islamica, ma questa non offusca la dignità delle altre affiliazioni.
    Il multiculturalismo che pone l’accento su libertà e ragione va distinto dai «monoculturalismi plurimi» con rigida cementazione delle divisioni. Alle madrassa, le scuole religiose islamiche, può interessare poco il fatto che quando unmatematico moderno invoca un algoritmo per risolvere un problema di calcolo difficile, aiuta a commemorare il contributo laico del grande matematico musulmano del IX secolo Al-Khwarizmi, dal cui nome deriva quel termine («algebra» viene dal suo libro, Al Jabr wa-al-Muqabilah). Non esiste alcun motivo per cui i vecchi britannici, come i nuovi, non debbano celebrare questi grandi collegamenti. Il mondo non è una federazione di appartenenze etniche religiose. Né lo è, si spera, la Gran Bretagna.
    Corriere della Sera 02 gennaio 2006


    (Traduzione di Laura Toschi)