21/09/12

Rapporto OCSE 2012 “International Migration Outlook”

Rapporto OCSE 2012 “International Migration Outlook”
E' stato presentato al Cnel il Rapporto dell' OCSE "International Migration Outlook 2012 - Prospettive sulle migrazioni internazionali",
Il Rapporto, oltre ad aggiornare i dati relativi ai flussi migratori nei Paesi sviluppati dell'area OCSE, condizionati da numerosi gravi sconvolgimenti politici ("Primavera Araba" e guerra in Afghanistan), analizza le tendenze e le politiche migratorie, nonché gli andamenti dell'occupazione tra i migranti.

Si registra una ripresa della migrazione dovuta soprattutto a motivi legati allo studio: sono 2,6 milioni , ossia + 6% rispetto al 2008, studenti (provenienti per il 25% da Cina e India insieme) che si spostano nei Paesi OCSE e nella Federazione Russa. Cresce la migrazione ad elevato tasso di specializzazione proveniente dall'Asia, a seguito della domanda di manodopera altamente qualificata.
Il tasso di disoccupazione presso la forza lavoro straniera è aumentato di quattro punti percentuali tra il 2008 e il 2011, rispetto ai 2,5 punti per le persone del posto, ed ancor più preoccupante risulta essere l'aumento nella disoccupazione di lungo periodo. Ad essere penalizzati sono per la maggior parte gli uomini, le persone in possesso di qualifiche basse, e i giovani, per i quali sale la percentuale dei cosiddetti NEET (not in education, employment or training - NEET) particolarmente in Grecia, Irlanda, Italia, Spagna e Svezia.
In crescita, inoltre, l'incidenza di occupazione temporanea e a tempo parziale, in misura superiore per i giovani immigrati che per i giovani del posto, cifra questa della debolezza del lavoratore straniero.
Si assiste ad un generale calo della migrazione dei lavoratori permanenti e temporanei (rispettivamente 1,4 milioni e 1,9 milioni di persone).
Per quanto concerne le politiche adottate nei diversi paesi in materia di immigrazione, nel biennio 2010-2011 si è osservato in numerosi Paesi un inasprimento delle misure di controllo e di contenimento dei flussi, ma anche l'implementazione di un'ampia gamma di iniziative legate all'integrazione, soprattutto nel mercato del lavoro e nell'ambito della formazione.

Il Rapporto dell'OCSE contiene anche un capitolo dedicato alla situazione delle migrazioni in Italia, in particolare per ciò che concerne il mondo del lavoro e le condizioni occupazionali degli immigrati.
Alcuni dati:
Diminuiscono i flussi migratori di tipo permanente (per il 40% dovuti a motivi di lavoro) verso l'Italia, al terzo posto tra i paesi dell'Ocse in termini di flusso in entrata: -10% tra il 2009 e il 2010 e - 38% tra il 2007 e il 2010, ben al di sopra della media Ocse. Proseguono anche nel 2010, con un calo del 4% rispetto al 2009, le migrazioni temporanee di lavoratori.
In crescita anche il numero di cittadini italiani immigrati verso altri paesi dell'Ocse: circa 78.000 (+6% tra il 2009 e il 2010). Più che triplicate le richieste di asilo rispetto al 2010: l'andamento del fenomeno ha portato l'Italia dal tredicesimo posto del 2009 al settimo posto nella medesima classifica dei paesi dell'Ocse del 2011.
Aumenta anche il numero di studenti internazionali nel nostro paese, interessato dalla generale tendenza registrata tra i paesi OCSE.
Gli immigrati sono più colpiti rispetto agli autoctoni dalla crisi economica, soprattutto in termini di disoccupazione temporanea. Laddove, il tasso dei disoccupati a lungo termine è simile al tasso dei disoccupati a lungo termine tra i senza lavoro autoctoni.
Tre immigrati su cinque in Italia hanno trovato lavoro in un settore emergente, una proporzione maggiore che negli altri paesi dell'Ocse, ed inoltre hanno rappresentato il 28% dell'aumento della forza lavoro italiana nell'ultimo decennio.
Tuttavia diventa sempre più preoccupante la situazione occupazionale dei giovani immigrati, in generale meno qualificati dei giovani autoctoni che entrano nell'età lavorativa. Il tasso di NEET, ossia di giovani immigrati che non hanno un lavoro, né studiano né sono in formazione, è del 30%, circa il 50% superiore al tasso tra gli autoctoni, e al di sopra del livello nella maggior parte dei paesi dell'Ocse, tranne la Spagna e la Grecia.
Gli immigrati giocano un ruolo nel mantenere le dimensioni della forza lavoro italiana. L'Italia è uno dei pochi paesi dell'Ocse dove, nel decennio 2000-2010, il numero di persone che sono andate in pensione ha superato quello dei giovani che sono entrati nel mondo del lavoro. Gli immigrati hanno rappresentato il 28% dell'aumento della forza lavoro italiana nell'ultimo decennio, meno del loro contributo alla crescita della forza lavorativa in Europa (70%).

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